Il sorpasso

sorpassoDino Risi

Dino Risi nasce a Milano il 23 dicembre del 1916. Inizia la sua gavetta cinematografica come assistente di Mario Soldati per “Piccolo mondo antico” nel 1940 e poi come aiuto di Lattuada in “Giacomo l’idealista” nel 1942. In quegli anni collabora anche alle sceneggiature dei film “Anna” di Lattuada (1952), “Totò e i re di Roma” (1951) di Steno e Monicelli e “Gli eroi della domenica” di Camerini (1952). Dopo una serie di cortometraggi (il più famoso è “Buio in sala”) si trasferisce a Roma nel 1952 e realizza il suo primo lungometraggio di finzione: “Vacanze col gangster”. Nel 1953 realizza “Paradiso per tre ore”, episodio del film “L’amore in città” (gli altri episodi sono firmati da Antonioni, Fellini e Lattuada), cimentandosi per la prima volta in un genere di cui diventerà specialista per tutto il decennio successivo. La commedia di costume venata di  sottile amarezza comincia a delinearsi nel 1955 con “Il segno di Venere”. Dello stesso anno è anche la realizzazione di “Pane, amore e…”, terzo capitolo della saga iniziata da Comencini, nel quale recita una meravigliosa Loren e che ottiene un grandissimo successo. Il 1956 è l’anno della svolta decisiva di Risi: con la realizzazione di un film da lui scritto e diretto apre la strada ad un nuovo genere capace di trasformare il neorealismo in commedia all’italiana. Il suo “Poveri ma belli” racconta le vicende di un gruppo di giovani romani piccolo borghesi alle prese con le prime storie d’amore. Per questo film Risi scopre dei giovani attori sconosciuti come Renato Salvatori, Maurizio Arena e Marisa Allasio. La formula fu replicata nei due seguiti “Belle ma povere” (1957) e “Poveri milionari” (1959). Il passaggio dal film “leggero” alla satira avviene con “Il vedovo” (1959), storia dei tentativi di un piccolo industriale (Alberto Sordi) che per fare fronte ai debiti tenta di uccidere la moglie per intascarne l’eredità. Il sodalizio con Sordi trova la sua migliore espressione con il film “Una vita difficile” (1961). Negli anni seguenti sotto la sua regia nasce la coppia GassmanTognazzi impegnati in una serie di film mirati via via a smascherare i luoghi comuni del popolo italiano (“I mostri“, “In nome del popolo italiano”). La collaborazione con Gassman è stata sicuramente la più duratura nella carriera di Risi, con ben quindici film in comune. Da “Il mattatore” del 1960, a “Il sorpasso” (1963), da “Il successo” sempre dello stesso anno, a “Il tigre” (1967), da “Il profeta” (1968) fino a “Profumo di donna” (1974), film che ottiene due nomination all’Oscar. Gli ultimi film girati con Gassman sono “I nuovi mostri” (1977), “Caro papà” (1979) e “Tolgo il disturbo” (1990). Negli anni Sessanta Risi si specializza nei film a episodi , dirigendo i più grandi attori italiani (Manfredi, Vitti) e raccontando sempre piccole storie della vita italiana. Nel 1970 realizza “La moglie del prete” interpretato da Sophia Loren e Marcello Mastroianni e nel 1973 “Sesso matto” con Giancarlo Giannini e Laura Antonelli. Il cinema ed il fascismo sono i temi centrali di “Telefoni bianchi”(1975). L’anno successivo realizza un thriller psicologico “Anima persa”, tratto da un romanzo di Gianni Arpino e nel 1977 “La stanza del vescovo” da un libro di Piero Chiara. Del 1978 è il film “Primo amore” con Ugo Tognazzi, storia di un amore irraggiungibile.  Nel 1993 il Festival di Cannes gli dedica una retrospettiva delle sue quindici opere più significative. Nel 2000 dirige per la televisione “Bellissime”, una fiction ispirata al concorso di Miss Italia, interamente girata a Salsomaggiore e nel 2002 gli è stato assegnato il Leone d’oro alla carriera alla 59° Mostra del Cinema di Venezia. Il 2 giugno del 2004, in occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica, il regista riceve dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. Scompare a Roma il 7 giugno 2008.

Fonte:

http://www.italica.rai.it/scheda.php?scheda=risi

Video:

Dino Risi – Il Sorpasso (1962)

Il film si basa sulla contrapposizione dialettica di due generazioni e di due personaggi agli antipodi, la cui psicologia è definita da Risi con straordinaria precisione e profondità analitica. Il Sorpasso, pur rientrando nel filone della commedia all’italiana, si allontana da essa superandola e presentando dei tratti di rottura rispetto al genere. La commedia all’italiana, sebbene in molti momenti abbia dimostrato di sapere descrivere con sguardo critico e feroce la società italiana e la piccola borghesia ipocrita e perbenista che nasce e trionfa in quegli anni, privilegiava il tratteggio di ”macchiette” e la rappresentazione spesso bozzettistica e caricaturale di tipi a discapito della complessità psicologica.

Risi, in questo film, abbraccia la logica autoriale come mai più farà nella sua carriera, soffermandosi sulle sfumature dei tratti dei protagonisti, che risultano personaggi completamente definiti e a tutto tondo.

I due rappresentano atteggiamenti antitetici di fronte alla vita, ma Risi fuga il rischio di ogni luogo comune facendo incarnare la corsa verso il progresso dall’adulto, l’immaturo e cialtrone Bruno, interpretato magnificamente da Vittorio Gassman. Bruno, furbo, ignorante, fanfarone, accompagna l’ingenuo Roberto (interpretato da Trintignant) in un percorso iniziatico erotico e sociale che lo porterà ad allontanarsi dalle purezze adolescenziali e da una visione ingenua della vita e dei rapporti umani.

La dialettica centrale del film, però, non è solo quella adolescente-adulto e Bene-Male, ma principalmente il film ci mostra il “sorpasso” dei valori tradizionali da parte della modernità. Trintignant è infatti espressione di una borghesia urbana, fautore delle virtù di onestà, sacrificio, rispetto dell’autorità e della famiglia, che si lascia affascinare e travolgere dai miti dello sviluppo, del benessere, dei consumi e, al tempo stesso, della furbizia e spregiudicatezza. L’analisi sociologica di Risi sa farsi ancora più precisa ed efficace di quella psicologica: la colonna sonora utilizza le canzoni più in voga del momento, una scelta piuttosto originale per l’epoca; la Roma raffigurata non è quella felliniana delle zone centrali, ma quella sorta con il boom: la Balduina, il Quartiere Olimpico, da cui si intravedono in lontananza le baracche pasoliniane dei sotto-proletari.

Lo sguardo di Dino Risi non è mai accondiscendente né indulgente nei riguardi del mondo che rappresenta, sebbene riesca ad evitare il facile moralismo anche nell’impietosità della tragedia finale. La sua visione dell’Italia è spietata e pessimista, perciò non si limita a fotografare – anche con un certo taglio documentaristico – la realtà: la sua è anche e soprattutto denuncia, senza rinunciare tuttavia alla leggerezza nei toni del racconto e godibilità.

Ma, come detto in apertura, il più grande valore del film gli viene conferito dalla Storia: è infatti inquietante, oggi, constatare quanto la sua simbologia sia stata tanto anticipatrice.  La strada è la rappresentazione del percorso di una nazione che scopriva allora il benessere che il consumo le offriva; e non a caso la via che percorrono Roberto e Bruno è l’Aurelia, che collega Roma con le riviere, a simboleggiare la strada verso l’evasione, la vacanza, il disimpegno.

La vittoria del mito del benessere, dell’amoralità, della furbizia, dell’ansia di consumare l’esistenza, dell’ignoranza incarnati da Bruno, oltre che dell’automobile come forza motrice economica e sociale di una nazione: tutto ciò ha visto il nostro Paese accogliendo il progresso che ha sedotto e travolto il mondo tradizionale, cancellando di fatto una cultura’senza sostituirla con un’altra, a meno che si consideri cultura il consumismo imperante. Questo “sviluppo”, del resto, ha reso possibile il trionfo del fascismo moderno: non il clerico-fascismo che l’Italia ha vissuto nel Ventennio, ma quel Potere che veramente è riuscito ad omologare, sottomettere, privare della propria identità e coscienza il popolo italiano. Esemplare sopra ogni altra è la scena che mostra dei contadini ancheggiare al ritmo di twist: il fascino del consumo e di un falso progresso ha raggiunto ciò che il regime fascista non era riuscito ad ottenere. Questa corsa e questo sorpasso, come ha presagito Risi, si è rivelata auto distruttiva, trasformando gli italiani, per usare le parole di Pasolini, “in brutti e stupidi automi adoratori di feticci”.

Continua:

http://www.storiadeifilm.it/commedia/commedia/dino_risi-il_sorpasso%28cecchi_gori_home_video-1962%29.html

Video:

Video:

Anuncios

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Cerrar sesión / Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Cerrar sesión / Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Cerrar sesión / Cambiar )

Google+ photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google+. Cerrar sesión / Cambiar )

Conectando a %s